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Riuscirà Alalshikh a fare di Riad la capitale della boxe? La visione ambiziosa dell’Arabia Saudita

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Riuscirà Alalshikh a fare di Riad la capitale della boxe?  La visione ambiziosa dell’Arabia Saudita

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©Richard Pelham/Getty Images

La boxe, uno sport con una ricca storia e campioni leggendari, è entrata in una nuova era e in prima linea nel cambiamento c’è un giocatore inaspettato: l’Arabia Saudita. L’ex periferia della boxe, terra di campi d’oro nero e maestosi deserti, è diventata il centro di combattimenti spettacolari e piani ambiziosi, attirando gli occhi e l’attenzione degli appassionati di boxe di tutto il mondo.

Solo pochi anni fa, Las Vegas e Londra regnavano sovrane nel pugilato, le loro arene ospitavano incontri leggendari e campioni imbattuti. Tuttavia, nel 2018, l’Arabia Saudita ha iniziato a lasciare il segno sulla scena mondiale della boxe. Il primo passo è stato organizzare una rivincita tra Anthony Joshua e Andy Ruiz Jr.

a Jeddah, una partita scioccante in cui Joshua ha perso il titolo. La mossa ha suscitato reazioni contrastanti, ma ha senza dubbio mostrato il desiderio saudita di unirsi ai vertici della boxe. A quel tempo, quello che ci sembrava essere solo un evento in Arabia Saudita si è rivelato parte di una strategia più ampia di sviluppo della reputazione sportiva del regno nel mondo.

La prova di ciò sono gli enormi fondi investiti nell’organizzazione dei più grandi eventi sportivi, e forse in misura maggiore nella boxe. L’Arabia Saudita non nasconde la sua strategia dietro l’entrata in area. Fa parte dell’ambizioso piano “Vision 2030”, che mira a diversificare l’economia, ridurre la dipendenza dal petrolio e promuovere l’Arabia Saudita come attore moderno e rilevante a livello globale.

Lo sport, in particolare la boxe, sta diventando uno strumento chiave di “soft power”, uno strumento per migliorare l’immagine del Paese e promuovere una percezione globale più positiva.

Francis Ngannou posa per una foto durante i grandi arrivi per l’evento Knockout Chaos tra Anthony Joshua e Francis Ngan© Richard Pelham / Getty images

Alalshikh: il re della boxe in divenire? A capo del progetto di boxe saudita c’è una figura energica: Sua Eccellenza Turki Alalshikh.

Consigliere della famiglia reale e “punto di riferimento” per gli eventi sportivi, Alalshikh è un appassionato fan della boxe e ha piani ambiziosi. Non nasconde il desiderio che l’Arabia Saudita diventi la “capitale della boxe” e riorganizzi l’ordine delle forze in questo sport.

Ha dedicato la maggior parte del suo tempo a questo obiettivo e lui e il suo team hanno formato una visione per realizzarlo e stabilire Riyadh come capitale della boxe. Alalshikh ha lavorato per anni in posizioni nel governo saudita, tra cui il Ministero della Difesa, l’Ufficio del Ministro della Difesa, l’Ufficio del Principe ereditario, e nel 2017 è stato promosso al ruolo di consigliere reale.

Nel dicembre 2018 è stato nominato capo della GEA e dieci mesi dopo ha avviato il progetto “Riyadh Season”. Ha prestato la massima attenzione alla boxe, sostenendo di essere un appassionato fan della boxe e un fan di icone come Muhammad Ali, Mike Tyson, Larry Holmes e Roberto Duran fin dalla tenera età.

I sauditi hanno organizzato una serie di grandi partite in un breve lasso di tempo, tra cui una rivincita Joshua-Usyk, spettacolari combattimenti “Day of Reckoning” e una storica unificazione di tutti i titoli dei pesi massimi tra Fury e Usyk che è stata rinviata più volte .

Ciò ha portato a incontri più frequenti tra i migliori pugili, qualcosa che le strutture tradizionali non sempre potevano garantire ma non tentavano nemmeno di riuscirci. Naturalmente, Alalshikh è molto ricco e ha anche un fondo statale che ha ricevuto per la sua visione .

I sauditi, ovviamente, non hanno badato a spese per acquisire i migliori pugili e organizzare eventi spettacolari. Combattimenti di alto profilo e stipendi allettanti stanno attirando i più grandi nomi di questo sport, sovvertendo i tradizionali flussi di potere della boxe.

Turki Alalshikh e Cristiano Ronaldo, calciatore dell’Al Nassr, osservano durante il Day of Reckoning: Fight Night at Kingdom © Richard Pelham / Getty Images

L’ingresso saudita nel pugilato solleva interrogativi sul futuro delle federazioni pugilistiche tradizionali (WBA, WBC, IBF, WBO).

I combattimenti sotto gli auspici sauditi spesso non sono sotto la loro supervisione, il che può potenzialmente portare a un indebolimento del loro ruolo e della loro influenza. Tuttavia, il coinvolgimento saudita nella boxe non è stato privo di controversie. I critici sottolineano le violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita ed esprimono preoccupazione per lo “sportswashing”, il tentativo del Paese di utilizzare lo sport per nascondere un’immagine negativa.

Considerando il sistema socio-politico locale, le differenze culturali e le opinioni sui diritti umani, la menzione dell’Arabia Saudita non evoca connotazioni particolarmente positive in Occidente, e il “soft power”, in questo caso particolare lo sport, serve al Regno come una sorta di strumento per cambiare la percezione critica.

L’Arabia Saudita è innegabilmente diventata una forza importante nel pugilato. I loro piani ambiziosi e il loro potere finanziario continueranno probabilmente a plasmare il futuro della boxe come sport. Tuttavia, molte domande rimangono aperte. Come si adatteranno le strutture tradizionali della boxe a questi cambiamenti? Le principali organizzazioni continuano ad avere una forte influenza sullo sport e ultimamente si levano sempre più voci contro l’organizzazione delle partite a Riad.

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Nino Benvenuti, il Re del Ring: Addio al Campione che Fece Grande l’Italia con i Guantoni e lo Stile

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Il mondo dello sport perde oggi uno dei suoi immortali. Nino Benvenuti, il campione elegante e implacabile che ha riscritto la storia del pugilato italiano e mondiale, si è spento all’età di 87 anni. Ma certi atleti non muoiono mai: vivono nei racconti, nei video in bianco e nero, nei sussurri appassionati di chi ancora sogna il colpo perfetto. La sua scomparsa è un colpo al cuore per tutti coloro che amano lo sport vero, fatto di sudore, tecnica e rispetto.

Benvenuti non era solo un pugile: era un’icona, un simbolo dell’Italia che, nel secondo dopoguerra, cercava se stessa e trovava nei campioni un motivo per credere nel riscatto. L’eleganza dei suoi movimenti, la disciplina ferrea, la capacità di unire potenza e grazia lo hanno reso unico. Un artista del ring capace di attirare l’attenzione anche in un’epoca in cui i riflettori erano molto meno potenti ma molto più sinceri.

I primi jab in Istria: l’alba di un fenomeno

Giovanni “Nino” Benvenuti nasce il 26 aprile 1938 a Isola d’Istria, oggi territorio sloveno, ma allora parte del Regno d’Italia. Figlio di un appassionato di boxe, cresce in una famiglia che respira sport e disciplina. I primi pugni li tira in una palestra domestica, sotto lo sguardo attento del padre. E già da ragazzino emerge una qualità fuori dal comune: l’istinto naturale per la distanza, il tempismo e lo stile. Non solo forza, ma intelligenza tattica.

Negli anni ’50 si impone tra i dilettanti, fino a raggiungere l’apice con le Olimpiadi di Roma del 1960. In un torneo memorabile, trionfa nei pesi welter battendo il sovietico Radonyak. Sul gradino più alto del podio, Nino sorride con l’oro al collo e la Coppa Val Barker tra le mani, premio per il miglior pugile tecnico dei Giochi. In quella stessa edizione c’era anche un certo Cassius Clay, che però dovette accontentarsi di restare dietro a lui.

Il professionismo e le sfide epiche

Il passaggio al professionismo avviene nel 1961, ed è subito spettacolo. Benvenuti infila vittorie su vittorie, costruendo una carriera che sembra scritta da un romanziere. Ma è nel 1965 che entra davvero nella leggenda: affronta Sandro Mazzinghi, in quella che diventa una rivalità mitologica del pugilato italiano. Due stili, due anime contrapposte: Benvenuti raffinato, tecnico, quasi aristocratico; Mazzinghi roccioso, istintivo, figlio del popolo.

Il loro duello si trasforma in un evento nazionale. Nino vince entrambi gli incontri, diventando campione mondiale dei superwelter e protagonista indiscusso delle cronache sportive. Se allora fossero esistite le quote online, il suo successo sarebbe stato da banca sicura. Le sue performance facevano sognare non solo gli amanti della boxe, ma anche chi già iniziava a interessarsi alle prime schedine online – perché il talento, quando è puro, attrae ogni tipo di passione.

La trilogia con Griffith e il tramonto con Monzon

Ma l’apice internazionale arriva con la storica trilogia contro Emile Griffith tra il 1967 e il 1968. Tre match che sono entrati nei manuali della boxe, tanto intensi quanto equilibrati. Il primo, al Madison Square Garden, consacra Benvenuti campione del mondo dei medi. Il secondo vede la rivincita dell’americano. Il terzo, ancora a New York, riporta Nino sul trono. Una rivalità epica trasformata in amicizia profonda: Griffith diventerà persino padrino di cresima del figlio di Benvenuti.

Il crepuscolo arriva nei primi anni ’70 con Carlos Monzon, pugile argentino di straordinaria potenza. Due match e due sconfitte per Nino. La seconda, nel 1971 a Montecarlo, sancisce la fine della sua carriera. Non con un addio triste, ma con la dignità di chi ha dato tutto e ha ricevuto in cambio la gloria eterna. I suoi incontri, ancora oggi, sono studiati da chi analizza il pugilato anche in chiave di scommesse online, cercando nei grandi del passato i segreti per interpretare i combattimenti del presente.

Oltre il ring: un uomo da prima pagina

Benvenuti non ha mai abbandonato lo sport. Dopo il ritiro, è diventato commentatore, dirigente, ambasciatore della boxe. Il suo volto è rimasto familiare anche a chi non seguiva il pugilato, apparendo spesso nelle trasmissioni legate al calcio, altro tempio della passione italiana. Anche nelle news calcio si è fatto strada, diventando simbolo di sportività e stile.

La sua presenza era discreta ma autorevole. Parlava poco, ma ogni parola aveva peso. E proprio per questo, è diventato un punto di riferimento anche per i giovani atleti, un mentore senza eguali. Nino era l’uomo che riusciva a spiegare la fatica con un sorriso, e la vittoria con umiltà.

Il peso della leggenda

Il suo palmarès parla chiaro: oro olimpico, due titoli mondiali in due categorie diverse, Coppa Val Barker, campione europeo. Ma ciò che resta davvero è il modo in cui ha rappresentato l’Italia: elegante, tenace, vincente. Le sue imprese erano appuntamenti fissi nelle news sport, quando ancora lo sport veniva vissuto con passione genuina e rispetto.

In un’epoca in cui tutto è veloce e fugace, Benvenuti rappresentava la solidità di un’epoca in cui lo sport era rito collettivo. Le sue gesta rimangono nelle menti di chi si emoziona ancora davanti ai vecchi incontri su YouTube, ma anche tra coloro che, davanti a una schedina del weekend, sognano di indovinare tutto ripensando ai miti di un tempo.

Addio Nino, gentiluomo del ring

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo glorioso dello sport italiano. Ma la leggenda di Nino Benvenuti è destinata a durare. È nelle palestre, nelle voci dei maestri che raccontano ai ragazzi di un campione che sapeva colpire e affascinare. È nei libri di storia dello sport. È nel cuore di un Paese che non dimentica chi l’ha fatto sognare.

Ciao Nino. Hai insegnato che vincere con stile è possibile. E che anche la boxe, se vissuta con testa e cuore, può diventare poesia.

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Roma scatenata: Nelsson, Salah-Eddine e Gourna-Douath, tre colpi per puntare in alto!

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Mercato da applausi per Ranieri: rosa rinforzata in ogni reparto

La Roma chiude la sessione invernale di calciomercato con un tris di acquisti che potrebbe rivelarsi decisivo per il prosieguo della stagione. In meno di dodici ore, i giallorossi hanno piazzato tre colpi mirati: Viktor Nelsson, Salah-Eddine e Lucas Gourna-Douath, tre rinforzi in grado di garantire maggiore solidità e profondità alla rosa di Claudio Ranieri.

Il club capitolino ha agito con determinazione, individuando profili funzionali e di prospettiva. L’obiettivo è chiaro: conquistare un posto in Europa e rendere più incerta la lotta ai vertici della classifica. Per gli appassionati di schedine vincenti e di scommesse online, questi innesti cambiano gli equilibri dei pronostici Serie A, rendendo la Roma una delle squadre più interessanti da seguire nella seconda parte di stagione.


Lucas Gourna-Douath: il nuovo padrone del centrocampo

L’ultimo colpo in ordine di tempo è Lucas Gourna-Douath, centrocampista classe 2003 in arrivo dal Salisburgo con la formula del prestito con diritto di riscatto. Il giovane talento francese ha già accumulato 120 presenze tra Ligue 1 e Bundesliga austriaca, oltre a 5 partite in Champions League nella stagione in corso.

La Roma ha virato su di lui dopo che il Nottingham Forest ha alzato le richieste per Anderson, obiettivo iniziale per la mediana. Gourna-Douath rappresenta una scommessa interessante: forte fisicamente, dinamico e con buona qualità tecnica, potrebbe subito ritagliarsi un ruolo importante nello scacchiere di Ranieri, specialmente dopo la partenza di Le Fée.

Il suo arrivo non solo rinforza il centrocampo, ma apre nuovi scenari per chi segue il fantacalcio e le scommesse online: se riuscirà a imporsi, potrebbe diventare una sorpresa nei pronostici Serie A, offrendo un contributo prezioso in entrambe le fasi di gioco.


Salah-Eddine: il sostituto di Zalewski

L’addio di Zalewski, trasferitosi all’Inter, ha lasciato un vuoto sulla fascia sinistra. La Roma ha agito con rapidità, assicurandosi Salah-Eddine, esterno olandese classe 2002 in arrivo dal Twente con obbligo di riscatto fissato a 8 milioni di euro.

Il giocatore è cresciuto nel vivaio dell’Ajax e ha mostrato qualità interessanti, sia in fase difensiva che nelle proiezioni offensive. Si tratta di un profilo che potrebbe alternarsi con Angelino, garantendo maggiori opzioni a Ranieri per affrontare le sfide cruciali della stagione.

Il mercato dei giallorossi ha sicuramente reso la squadra più completa, un dettaglio da non sottovalutare per chi ama analizzare i dati per le schedine vincenti e per chi segue da vicino l’evoluzione delle quote nelle scommesse online.


Nelsson: un colpo d’esperienza per la difesa

Il primo acquisto della giornata è stato Viktor Nelsson, difensore danese classe 1998 prelevato dal Galatasaray con un prestito oneroso da 500mila euro e diritto di riscatto fissato a 10 milioni. Centrale di grande fisicità e affidabilità, Nelsson arriva per sostituire Hermoso, ceduto al Bayer Leverkusen.

Con oltre 100 presenze nel massimo campionato turco e diverse apparizioni in Champions League, il danese porta esperienza e solidità alla retroguardia giallorossa, un reparto che necessitava di rinforzi per affrontare al meglio le competizioni nazionali e internazionali.


Movimenti in uscita: tra cessioni e trattative sfumate

Parallelamente agli acquisti, la Roma ha lavorato anche sul fronte delle cessioni. Il giovane Dahl è stato ceduto in prestito al Benfica, con un’opzione di acquisto fissata a 10 milioni di euro, più un 20% sulla futura rivendita. Si tratta di un’operazione strategica che potrebbe garantire un ritorno economico interessante per i giallorossi in futuro.

Bloccata invece la cessione di Celik al Fulham, mentre resta aperto uno spiraglio per Cristante, richiesto dalla Fiorentina. Il centrocampista italiano vorrebbe mantenere lo stesso ingaggio percepito nella Capitale, ma la trattativa potrebbe sbloccarsi nelle ultime ore.


Una Roma più competitiva: e ora?

Con questi tre acquisti mirati, la Roma si presenta alla seconda parte della stagione con una rosa più completa e pronta a competere su tutti i fronti. Il mercato ha rafforzato difesa, centrocampo e corsie laterali, migliorando la qualità e la profondità della squadra di Ranieri.

Questi innesti potrebbero avere un impatto significativo nei pronostici Serie A, rendendo la Roma una delle squadre più temibili per le dirette concorrenti nella corsa all’Europa. Gli appassionati di schedine vincenti e di scommesse online dovranno tenere d’occhio le prossime prestazioni dei giallorossi, che ora hanno tutte le carte in regola per dire la loro fino alla fine del campionato.

Il mercato si chiude, ma il vero spettacolo inizia ora: la parola passa al campo. Con Nelsson, Salah-Eddine e Gourna-Douath, la Roma è pronta a dare battaglia su tutti i fronti.

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Rino Tommasi, l’Italia saluta un gigante del giornalismo sportivo

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Si è spento all’età di 90 anni Rino Tommasi, una delle voci più autorevoli e amate dello sport italiano. Giornalista, telecronista e organizzatore di eventi sportivi, Tommasi ha raccontato per decenni le emozioni di boxe e tennis, lasciando un’impronta indelebile nella narrazione sportiva. Nato a Verona il 23 febbraio 1934, ha attraversato e descritto quasi un secolo di storia dello sport, dimostrandosi non solo un cronista impeccabile ma anche un innovatore capace di ampliare gli orizzonti del panorama sportivo italiano.


Un maestro della narrazione sportiva

Rino Tommasi non era un semplice cronista: la sua capacità di trasformare i numeri in storie, di rendere accessibili le complessità tecniche e di trasmettere l’essenza emotiva dello sport lo hanno reso un pilastro del giornalismo italiano. Per anni, la sua firma sulle pagine della Gazzetta dello Sport ha rappresentato un punto di riferimento per gli appassionati di tennis e pugilato.

Il suo talento è stato riconosciuto anche a livello internazionale: nel 1982 e nel 1991, l’ATP lo premiò come Tennis Writer of the Year, un riconoscimento che solo pochi giornalisti al mondo possono vantare. Tuttavia, il suo contributo non si è limitato alla carta stampata: in televisione, la sua voce ha accompagnato generazioni di spettatori, regalando emozioni con uno stile inconfondibile.


Boxe e tennis: i capisaldi della sua carriera

Due sport hanno segnato in modo particolare la carriera di Tommasi: il pugilato e il tennis. La boxe è stata la sua prima grande passione. Non si è limitato a raccontarla con straordinaria competenza, ma si è anche impegnato attivamente nell’organizzazione di incontri memorabili. Al Palazzo dello Sport di Roma, è stato il primo impresario italiano a promuovere match di portata internazionale, portando il pugilato a un livello di spettacolarità inedito per il nostro Paese.

Nel tennis, invece, Tommasi è stato una figura iconica, non solo per la profondità delle sue analisi ma anche per la sua straordinaria partnership con Gianni Clerici. Insieme, i due formavano una coppia di commentatori unica, capace di mescolare precisione tecnica e ironia. Clerici lo aveva soprannominato “ComputeRino” per la sua straordinaria memoria e abilità nel citare statistiche e record. Tommasi, dal canto suo, ribattezzò il collega “Dottor Divago” per le sue digressioni narrative e filosofiche. La loro alchimia ha segnato un’epoca, portando i grandi tornei nelle case degli italiani con uno stile irripetibile.


Un pioniere dell’innovazione sportiva

Negli anni Ottanta, Rino Tommasi si è distinto anche per la sua capacità di innovare e ampliare i confini dello sport in Italia. Quando Silvio Berlusconi gli affidò la gestione della redazione sportiva di Canale 5, Tommasi colse l’opportunità per portare alla ribalta discipline allora poco conosciute nel nostro Paese. Grazie alla sua visione, il pubblico italiano scoprì il Super Bowl e il football americano, così come l’NBA degli anni d’oro, quella di Larry Bird e Magic Johnson.

Queste intuizioni hanno contribuito ad arricchire l’offerta sportiva in Italia, dimostrando che lo sport è un linguaggio universale, capace di abbattere barriere culturali e geografiche.


Un saluto carico di commozione

La scomparsa di Tommasi ha suscitato una profonda commozione nel mondo dello sport e del giornalismo. Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha voluto ricordarlo con parole che sottolineano la sua grandezza: “È stato un protagonista indiscusso del nostro mondo. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo. Siamo vicini alla famiglia in questo momento di grande dolore e di tristezza per il movimento sportivo italiano.”

Anche la Federazione Italiana Pugilato ha voluto omaggiare il maestro del racconto pugilistico: “Rino Tommasi ha saputo raccontare la nobile arte con una passione e una competenza ineguagliabili. Siamo certi che continuerà a ispirarci nei cuori di tutti gli amanti della grande boxe. Buon viaggio, Maestro.”


Un’eredità che continua a vivere

Con la scomparsa di Rino Tommasi, l’Italia perde non solo un grande cronista, ma un simbolo di ciò che il giornalismo sportivo dovrebbe essere: rigoroso, appassionato e capace di raccontare lo sport come una metafora della vita. La sua eredità non svanirà: vive nei ricordi di chi ha letto i suoi articoli, ascoltato le sue telecronache o semplicemente condiviso la sua passione per lo sport.

Per le nuove generazioni di giornalisti, Tommasi rappresenta un modello di professionalità e dedizione. Il suo modo di unire numeri e narrativa, di trasformare ogni evento sportivo in una storia coinvolgente, continuerà a ispirare chiunque voglia raccontare lo sport con cuore e mente.


Addio al maestro dello sport

Rino Tommasi lascia un vuoto immenso, ma il suo contributo al giornalismo sportivo resterà per sempre. Per chi lo ha seguito con ammirazione, Tommasi non era solo una voce o una penna, ma un compagno di viaggio nel meraviglioso mondo dello sport.

Addio, Maestro. La tua capacità di emozionare, informare e coinvolgere continuerà a vivere, illuminando il cammino di chiunque voglia raccontare il lato più autentico dello sport.

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