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Insigne, dal trono di Toronto all’ipotesi d’addio: San Diego e l’Expansion Draft MLS svelano i nodi del futuro

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La notizia ha il sapore amaro di un epilogo inatteso: Lorenzo Insigne, sbarcato poco più di un anno fa a Toronto con la promessa di inaugurare una nuova era, si ritrova oggi tra i nomi “non protetti” dall’Expansion Draft della Major League Soccer. Era venuto come un re, celebrato come l’elemento in grado di trascinare il club canadese ai vertici della MLS, e invece, a distanza di mesi, il suo nome è comparso in quella lista che apre la strada a un possibile addio. Un epilogo che – prima ancora di materializzarsi – fa già discutere, e che potrebbe modificare radicalmente il futuro del talento partenopeo in Nord America.

Facciamo un passo indietro. L’avventura di Insigne a Toronto era iniziata con fanfare e rose all’ingresso. L’ex capitano del Napoli, un campione d’Europa in carica, un fuoriclasse dal pedigree internazionale, aveva lasciato la Serie A per abbracciare una sfida oltreoceano. Il Toronto FC non aveva lesinato investimenti: uno stipendio da top player, il secondo più alto dell’intera MLS dopo quello di Lionel Messi (20,5 milioni di dollari per l’argentino, 15,4 per l’italiano), per convincere Insigne a giocare in un campionato in crescita, ma non ancora maturo come quelli europei di vertice. Un’operazione di prestigio, un segnale al mondo che la MLS intendeva fare sul serio.

Eppure, la realtà del campo non ha mantenuto le promesse. Con Insigne in campo, il Toronto non ha mai centrato i playoff. In due anni, la svolta non è arrivata. Pur avendo messo a segno 14 gol e 11 assist in 54 apparizioni, il rendimento del giocatore non ha mai raggiunto quelle vette che tutti si aspettavano, soprattutto considerato l’investimento monstre sostenuto per lui. L’ex Napoli non è riuscito a trascinare la squadra a successi tangibili, e neanche la presenza di un altro italiano di grido, Federico Bernardeschi, ha cambiato il copione di una squadra che è rimasta fuori dai riflettori dei playoff, senza mai convincere davvero sul campo.

Questo scenario ha evidentemente spinto la dirigenza canadese a prendere atto della situazione: continuare a investire su un calciatore così costoso e ingombrante sul piano dei conti, senza riscontri concreti in termini di risultati, è una strategia che non regge a lungo. Ed ecco l’Expansion Draft, un momento chiave in MLS: la nuova franchigia, il San Diego FC, in arrivo per la stagione 2025 nella Western Conference, può selezionare fino a cinque giocatori non protetti dalle altre squadre. Normalmente, un club protegge i calciatori ritenuti fondamentali, lasciando in balìa dei nuovi arrivati solo chi non considera imprescindibile. Che tra questi nomi ci fosse Insigne era una prospettiva impensabile pochi mesi fa, e invece la sorpresa è servita.

Il San Diego FC non è una realtà di secondo piano. Finanziata dal magnate egiziano Mohamed Mansour, sostenuta da investitori importanti e con soci di minoranza del calibro di Manny Machado, stella del baseball, la nuova franchigia si presenta ambiziosa, determinata a costruire una squadra di spessore fin dal debutto. Si è parlato di Lozano, ex Napoli, di Ochoa, ex Salernitana, come obiettivi per alzare subito l’asticella. E, alla luce di questi nomi, pensare a Insigne non sarebbe affatto strano: sarebbe un colpo mediatico e tecnico notevole, un segnale che il San Diego FC non teme di confrontarsi con i grandi nomi del calcio mondiale.

Ma c’è un ostacolo insormontabile, o quasi: l’ingaggio di Insigne. Parliamo di 15,4 milioni di dollari, un salario imponente per la MLS, anche in un contesto di crescita economica. Nemmeno il San Diego FC, con tutta la sua ambizione, può prendere una decisione così a cuor leggero: selezionare Insigne nell’Expansion Draft significa doverne coprire i costi non solo per il cartellino (in realtà inesistente in questo meccanismo), ma soprattutto per lo stipendio, mantenendo l’equilibrio della rosa. È facile immaginare che i dirigenti californiani ci penseranno due volte prima di lanciarsi a capofitto in quest’operazione.

Se il San Diego FC non dovesse scegliere Insigne, la permanenza a Toronto sarebbe garantita fino a fine stagione, ma il segnale inviato dal club canadese non si può ignorare: non essere protetto è come dire al giocatore “Se qualcuno ti vuole, prego, accomodati”. Significa che per Toronto, Insigne non è più un pilastro sul quale costruire il futuro. E allora ecco che si aprono scenari diversi: magari un addio a fine stagione, attraverso negoziazioni con altre franchigie MLS disposte a sostenerne l’ingaggio, o chissà, un ritorno in Europa se qualche squadra, forse non una big, ma un club ambizioso di medio livello, decidesse di scommettere sul talento del campione di Euro 2020, a patto di trovare un’intesa economica ragionevole.

Anche questa prospettiva non è scontata: in Europa i top club guardano con sospetto chi approda in MLS e non riesce a brillare come atteso. Inoltre, l’età avanza, e gli stipendi da top non vengono concessi a chi non ha dimostrato sul campo di meritarseli. Tuttavia, il panorama calcistico è vasto, e non mancano campionati emergenti o società alla ricerca di una figura esperta, capace di dare personalità e qualità tecnica in campi meno esigenti.

Lo scenario, insomma, è aperto. E chi osserva da vicino il calciomercato della MLS, magari spulciando quote online e calciomercato per intuire i prossimi colpi di scena, non può che alzare le antenne: la storia di Insigne in Canada appare sempre più come un esperimento ambizioso ma non riuscito. Una vicenda che mette in guardia i club futuri su quanto sia complicato trasferire un talento europeo consolidato in un campionato che, pur in crescita, segue logiche diverse e non garantisce il palcoscenico ideale a chi era abituato a Maradona o a San Siro.

Resta da capire se il trasferimento di Insigne può diventare un altro caso di giocatore di grido tornato dall’MLS con la coda tra le gambe, o se qualche colpo di scena eviterà il divorzio. L’Expansion Draft sarà solo il primo passo, poi ci sarà l’inverno, poi l’estate, e nel frattempo molte questioni potrebbero cambiare.

Per ora la situazione è questa: Insigne è tra i non protetti, San Diego FC è libera di sceglierlo, ma deve fare bene i conti. Se non accadrà nulla, se nessuno si accollerà l’onere del suo ingaggio, il destino di Insigne a Toronto non sarà comunque sereno, e il futuro potrebbe portare a un divorzio. Un finale inatteso, certo, ma il calcio è anche questo: una giostra in cui non esistono garanzie, nemmeno se ti chiami Lorenzo Insigne e hai incantato Napoli e la nazionale italiana.

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