Boxing
Eddie Hearn si rivolge ai critici e spiega la scelta di Anthony Joshua di affrontare Ngannou
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©Richard Pelham/Getty Images Sport
La prossima partita tra Antonio Giosuè E Francesco Ngannou prevista per l’8 marzo sta generando molto rumore. Gli appassionati di boxe sono entusiasti di assistere allo scontro tra questi due abili combattenti, in particolare dopo l’impressionante prestazione di Ngannou contro Fury.
La sorprendente resistenza di Ngannou contro un avversario più forte ha suscitato interesse per una potenziale resa dei conti con Joshua. Il pugile camerunese ha dimostrato notevoli capacità di boxe, affermandosi come una presenza formidabile in questo sport. Di conseguenza, in Arabia Saudita fu organizzato uno scontro tra Joshua e Ngannou, previsto per marzo.
L’attesa per questa partita è alta, con Anthony Joshua che attende con impazienza la sfida e si aspetta una lotta emozionante.
Non tutti, però, sono favorevoli a questo incontro. Lennox Lewis, un ex grande della boxe, ha espresso scetticismo sulla credibilità di Ngannou come avversario. Eddie Hearn, il promotore di Joshua, ha risposto ai commenti di Lewis con frustrazione, sottolineando che ci sono diverse ragioni dietro la decisione di Joshua di accettare l’incontro.
Un fattore chiave è la garanzia da parte di “sua eccellenza” che il vincitore di questo incontro avrà l’opportunità di affrontare il vincitore della partita Fury vs Usyk.
“Non si può dire che un ragazzo che ha mollato Fury – e secondo molti lo ha battuto – non sia credibile come avversario. Ho detto a Lennox che uno dei motivi principali per cui stiamo accettando quell’incontro è perché Sua Eccellenza ci ha detto che il vincitore di quell’incontro combatte il vincitore di Fury-Usyk. Quindi abbiamo una possibilità indiscussa. Quindi, se Fury batte Usyk, cosa che spero che faccia, e noi battiamo Ngannou, avrai autocostruito il più grande incontro probabilmente nella storia di questo sport.” – ha detto Hearn a Boxing Social
Eddie Hearn è entusiasta dei potenziali risultati che potrebbero realizzarsi. La sua più grande speranza è che Joshua e Usyk vincano e che vedremo ancora una volta un incontro tra due grandi pugili.
Crede che gli appassionati di boxe di tutto il mondo adorerebbero vedere un risultato del genere. Secondo molti è l’opzione più realistica.
Tuttavia, non dovremmo sorprenderci se le cose andassero diversamente, viste le sorprese che riserva il mondo della boxe. Hearn invita alla cautela e dice che è necessario che Fury e Joshua saltino i primi ostacoli.
“Sapete che se Fury batte Usyk e AJ batte Ngannou, il mondo intero direbbe ‘Oh mio Dio, è AJ-Fury l’indiscusso.’ Quindi sì, ci sono clausole di rivincita e i contratti devono essere rispettati, ma conosci anche la visione di Sua Eccellenza. Vorrà offrire ai fan di tutto il mondo il più grande incontro della nostra generazione e sarà proprio su un piatto davanti a lui. Ma Fury deve prima battere Usyk e AJ deve battere Ngannou. E come abbiamo visto con Wilder contro Parker, le cose possono succedere”.
Anthony Joshua sugli scontri contro Francis Ngannou
Anthony Joshua sottolinea l’importanza di rimanere concentrati sul suo imminente combattimento contro Francis Ngannou e di non lasciarsi distrarre dalle possibilità future. Sottolinea la necessità di trattare la partita di Ngannou come se fosse la sua lotta per il titolo indiscusso, sottolineando l’importanza di una mentalità dedicata.
Anthony Joshua© Richard Pelham / Getty Images
Consapevole dei recenti eventi nel mondo della boxe, Joshua questa volta vuole stare attento e concentrarsi su Ngannou. Fare pressione su te stesso riguardo al futuro non è l’opzione migliore in questo momento. Poi, quando ti concentri completamente sulla partita che segue, solo allora hai la garanzia di successo.
Joshua sta sottolineando la sfida attuale e la disciplina mentale necessaria per prestarle la massima attenzione. Ha parlato di Ngannou come di un avversario duro, mostrando rispetto per le sue capacità e riconoscendo la difficoltà della competizione.
Francis ha dimostrato nella partita precedente con Fury di possedere qualità eccellenti. Molti erano scettici, dato che Ngannou si è allenato nelle MMA per anni ed era un combattente di MMA. Tuttavia, quando pratichi le arti marziali da anni, è molto più facile per te adattarti. Ngannou si è adattato alla grande.
Joshua adotta la mentalità di concentrarsi sul compito immediato, considerando l’incontro con Ngannou come l’indiscusso incontro per il titolo che richiede la sua completa attenzione. Riconosce l’imminente incontro come una dura prova sia per lui che per Ngannou, anticipando una battaglia intensa ed emozionante.
Mancano ancora 46 giorni al momento in cui avremo l’opportunità di vedere due grandi combattenti sul ring. Molti aspettano con impazienza la prestazione di Ngannou per vedere se potrà davvero essere bravo come nella partita contro il Fury. Molti sperano che Ngannou li impressioni.
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Boxing
Nino Benvenuti, il Re del Ring: Addio al Campione che Fece Grande l’Italia con i Guantoni e lo Stile
Il mondo dello sport perde oggi uno dei suoi immortali. Nino Benvenuti, il campione elegante e implacabile che ha riscritto la storia del pugilato italiano e mondiale, si è spento all’età di 87 anni. Ma certi atleti non muoiono mai: vivono nei racconti, nei video in bianco e nero, nei sussurri appassionati di chi ancora sogna il colpo perfetto. La sua scomparsa è un colpo al cuore per tutti coloro che amano lo sport vero, fatto di sudore, tecnica e rispetto.
Benvenuti non era solo un pugile: era un’icona, un simbolo dell’Italia che, nel secondo dopoguerra, cercava se stessa e trovava nei campioni un motivo per credere nel riscatto. L’eleganza dei suoi movimenti, la disciplina ferrea, la capacità di unire potenza e grazia lo hanno reso unico. Un artista del ring capace di attirare l’attenzione anche in un’epoca in cui i riflettori erano molto meno potenti ma molto più sinceri.
I primi jab in Istria: l’alba di un fenomeno
Giovanni “Nino” Benvenuti nasce il 26 aprile 1938 a Isola d’Istria, oggi territorio sloveno, ma allora parte del Regno d’Italia. Figlio di un appassionato di boxe, cresce in una famiglia che respira sport e disciplina. I primi pugni li tira in una palestra domestica, sotto lo sguardo attento del padre. E già da ragazzino emerge una qualità fuori dal comune: l’istinto naturale per la distanza, il tempismo e lo stile. Non solo forza, ma intelligenza tattica.
Negli anni ’50 si impone tra i dilettanti, fino a raggiungere l’apice con le Olimpiadi di Roma del 1960. In un torneo memorabile, trionfa nei pesi welter battendo il sovietico Radonyak. Sul gradino più alto del podio, Nino sorride con l’oro al collo e la Coppa Val Barker tra le mani, premio per il miglior pugile tecnico dei Giochi. In quella stessa edizione c’era anche un certo Cassius Clay, che però dovette accontentarsi di restare dietro a lui.
Il professionismo e le sfide epiche
Il passaggio al professionismo avviene nel 1961, ed è subito spettacolo. Benvenuti infila vittorie su vittorie, costruendo una carriera che sembra scritta da un romanziere. Ma è nel 1965 che entra davvero nella leggenda: affronta Sandro Mazzinghi, in quella che diventa una rivalità mitologica del pugilato italiano. Due stili, due anime contrapposte: Benvenuti raffinato, tecnico, quasi aristocratico; Mazzinghi roccioso, istintivo, figlio del popolo.
Il loro duello si trasforma in un evento nazionale. Nino vince entrambi gli incontri, diventando campione mondiale dei superwelter e protagonista indiscusso delle cronache sportive. Se allora fossero esistite le quote online, il suo successo sarebbe stato da banca sicura. Le sue performance facevano sognare non solo gli amanti della boxe, ma anche chi già iniziava a interessarsi alle prime schedine online – perché il talento, quando è puro, attrae ogni tipo di passione.
La trilogia con Griffith e il tramonto con Monzon
Ma l’apice internazionale arriva con la storica trilogia contro Emile Griffith tra il 1967 e il 1968. Tre match che sono entrati nei manuali della boxe, tanto intensi quanto equilibrati. Il primo, al Madison Square Garden, consacra Benvenuti campione del mondo dei medi. Il secondo vede la rivincita dell’americano. Il terzo, ancora a New York, riporta Nino sul trono. Una rivalità epica trasformata in amicizia profonda: Griffith diventerà persino padrino di cresima del figlio di Benvenuti.
Il crepuscolo arriva nei primi anni ’70 con Carlos Monzon, pugile argentino di straordinaria potenza. Due match e due sconfitte per Nino. La seconda, nel 1971 a Montecarlo, sancisce la fine della sua carriera. Non con un addio triste, ma con la dignità di chi ha dato tutto e ha ricevuto in cambio la gloria eterna. I suoi incontri, ancora oggi, sono studiati da chi analizza il pugilato anche in chiave di scommesse online, cercando nei grandi del passato i segreti per interpretare i combattimenti del presente.
Oltre il ring: un uomo da prima pagina
Benvenuti non ha mai abbandonato lo sport. Dopo il ritiro, è diventato commentatore, dirigente, ambasciatore della boxe. Il suo volto è rimasto familiare anche a chi non seguiva il pugilato, apparendo spesso nelle trasmissioni legate al calcio, altro tempio della passione italiana. Anche nelle news calcio si è fatto strada, diventando simbolo di sportività e stile.
La sua presenza era discreta ma autorevole. Parlava poco, ma ogni parola aveva peso. E proprio per questo, è diventato un punto di riferimento anche per i giovani atleti, un mentore senza eguali. Nino era l’uomo che riusciva a spiegare la fatica con un sorriso, e la vittoria con umiltà.
Il peso della leggenda
Il suo palmarès parla chiaro: oro olimpico, due titoli mondiali in due categorie diverse, Coppa Val Barker, campione europeo. Ma ciò che resta davvero è il modo in cui ha rappresentato l’Italia: elegante, tenace, vincente. Le sue imprese erano appuntamenti fissi nelle news sport, quando ancora lo sport veniva vissuto con passione genuina e rispetto.
In un’epoca in cui tutto è veloce e fugace, Benvenuti rappresentava la solidità di un’epoca in cui lo sport era rito collettivo. Le sue gesta rimangono nelle menti di chi si emoziona ancora davanti ai vecchi incontri su YouTube, ma anche tra coloro che, davanti a una schedina del weekend, sognano di indovinare tutto ripensando ai miti di un tempo.
Addio Nino, gentiluomo del ring
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo glorioso dello sport italiano. Ma la leggenda di Nino Benvenuti è destinata a durare. È nelle palestre, nelle voci dei maestri che raccontano ai ragazzi di un campione che sapeva colpire e affascinare. È nei libri di storia dello sport. È nel cuore di un Paese che non dimentica chi l’ha fatto sognare.
Ciao Nino. Hai insegnato che vincere con stile è possibile. E che anche la boxe, se vissuta con testa e cuore, può diventare poesia.
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Boxing
Roma scatenata: Nelsson, Salah-Eddine e Gourna-Douath, tre colpi per puntare in alto!
Mercato da applausi per Ranieri: rosa rinforzata in ogni reparto
La Roma chiude la sessione invernale di calciomercato con un tris di acquisti che potrebbe rivelarsi decisivo per il prosieguo della stagione. In meno di dodici ore, i giallorossi hanno piazzato tre colpi mirati: Viktor Nelsson, Salah-Eddine e Lucas Gourna-Douath, tre rinforzi in grado di garantire maggiore solidità e profondità alla rosa di Claudio Ranieri.
Il club capitolino ha agito con determinazione, individuando profili funzionali e di prospettiva. L’obiettivo è chiaro: conquistare un posto in Europa e rendere più incerta la lotta ai vertici della classifica. Per gli appassionati di schedine vincenti e di scommesse online, questi innesti cambiano gli equilibri dei pronostici Serie A, rendendo la Roma una delle squadre più interessanti da seguire nella seconda parte di stagione.
Lucas Gourna-Douath: il nuovo padrone del centrocampo
L’ultimo colpo in ordine di tempo è Lucas Gourna-Douath, centrocampista classe 2003 in arrivo dal Salisburgo con la formula del prestito con diritto di riscatto. Il giovane talento francese ha già accumulato 120 presenze tra Ligue 1 e Bundesliga austriaca, oltre a 5 partite in Champions League nella stagione in corso.
La Roma ha virato su di lui dopo che il Nottingham Forest ha alzato le richieste per Anderson, obiettivo iniziale per la mediana. Gourna-Douath rappresenta una scommessa interessante: forte fisicamente, dinamico e con buona qualità tecnica, potrebbe subito ritagliarsi un ruolo importante nello scacchiere di Ranieri, specialmente dopo la partenza di Le Fée.
Il suo arrivo non solo rinforza il centrocampo, ma apre nuovi scenari per chi segue il fantacalcio e le scommesse online: se riuscirà a imporsi, potrebbe diventare una sorpresa nei pronostici Serie A, offrendo un contributo prezioso in entrambe le fasi di gioco.
Salah-Eddine: il sostituto di Zalewski
L’addio di Zalewski, trasferitosi all’Inter, ha lasciato un vuoto sulla fascia sinistra. La Roma ha agito con rapidità, assicurandosi Salah-Eddine, esterno olandese classe 2002 in arrivo dal Twente con obbligo di riscatto fissato a 8 milioni di euro.
Il giocatore è cresciuto nel vivaio dell’Ajax e ha mostrato qualità interessanti, sia in fase difensiva che nelle proiezioni offensive. Si tratta di un profilo che potrebbe alternarsi con Angelino, garantendo maggiori opzioni a Ranieri per affrontare le sfide cruciali della stagione.
Il mercato dei giallorossi ha sicuramente reso la squadra più completa, un dettaglio da non sottovalutare per chi ama analizzare i dati per le schedine vincenti e per chi segue da vicino l’evoluzione delle quote nelle scommesse online.
Nelsson: un colpo d’esperienza per la difesa
Il primo acquisto della giornata è stato Viktor Nelsson, difensore danese classe 1998 prelevato dal Galatasaray con un prestito oneroso da 500mila euro e diritto di riscatto fissato a 10 milioni. Centrale di grande fisicità e affidabilità, Nelsson arriva per sostituire Hermoso, ceduto al Bayer Leverkusen.
Con oltre 100 presenze nel massimo campionato turco e diverse apparizioni in Champions League, il danese porta esperienza e solidità alla retroguardia giallorossa, un reparto che necessitava di rinforzi per affrontare al meglio le competizioni nazionali e internazionali.
Movimenti in uscita: tra cessioni e trattative sfumate
Parallelamente agli acquisti, la Roma ha lavorato anche sul fronte delle cessioni. Il giovane Dahl è stato ceduto in prestito al Benfica, con un’opzione di acquisto fissata a 10 milioni di euro, più un 20% sulla futura rivendita. Si tratta di un’operazione strategica che potrebbe garantire un ritorno economico interessante per i giallorossi in futuro.
Bloccata invece la cessione di Celik al Fulham, mentre resta aperto uno spiraglio per Cristante, richiesto dalla Fiorentina. Il centrocampista italiano vorrebbe mantenere lo stesso ingaggio percepito nella Capitale, ma la trattativa potrebbe sbloccarsi nelle ultime ore.
Una Roma più competitiva: e ora?
Con questi tre acquisti mirati, la Roma si presenta alla seconda parte della stagione con una rosa più completa e pronta a competere su tutti i fronti. Il mercato ha rafforzato difesa, centrocampo e corsie laterali, migliorando la qualità e la profondità della squadra di Ranieri.
Questi innesti potrebbero avere un impatto significativo nei pronostici Serie A, rendendo la Roma una delle squadre più temibili per le dirette concorrenti nella corsa all’Europa. Gli appassionati di schedine vincenti e di scommesse online dovranno tenere d’occhio le prossime prestazioni dei giallorossi, che ora hanno tutte le carte in regola per dire la loro fino alla fine del campionato.
Il mercato si chiude, ma il vero spettacolo inizia ora: la parola passa al campo. Con Nelsson, Salah-Eddine e Gourna-Douath, la Roma è pronta a dare battaglia su tutti i fronti.
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Boxing
Rino Tommasi, l’Italia saluta un gigante del giornalismo sportivo
Si è spento all’età di 90 anni Rino Tommasi, una delle voci più autorevoli e amate dello sport italiano. Giornalista, telecronista e organizzatore di eventi sportivi, Tommasi ha raccontato per decenni le emozioni di boxe e tennis, lasciando un’impronta indelebile nella narrazione sportiva. Nato a Verona il 23 febbraio 1934, ha attraversato e descritto quasi un secolo di storia dello sport, dimostrandosi non solo un cronista impeccabile ma anche un innovatore capace di ampliare gli orizzonti del panorama sportivo italiano.
Un maestro della narrazione sportiva
Rino Tommasi non era un semplice cronista: la sua capacità di trasformare i numeri in storie, di rendere accessibili le complessità tecniche e di trasmettere l’essenza emotiva dello sport lo hanno reso un pilastro del giornalismo italiano. Per anni, la sua firma sulle pagine della Gazzetta dello Sport ha rappresentato un punto di riferimento per gli appassionati di tennis e pugilato.
Il suo talento è stato riconosciuto anche a livello internazionale: nel 1982 e nel 1991, l’ATP lo premiò come Tennis Writer of the Year, un riconoscimento che solo pochi giornalisti al mondo possono vantare. Tuttavia, il suo contributo non si è limitato alla carta stampata: in televisione, la sua voce ha accompagnato generazioni di spettatori, regalando emozioni con uno stile inconfondibile.
Boxe e tennis: i capisaldi della sua carriera
Due sport hanno segnato in modo particolare la carriera di Tommasi: il pugilato e il tennis. La boxe è stata la sua prima grande passione. Non si è limitato a raccontarla con straordinaria competenza, ma si è anche impegnato attivamente nell’organizzazione di incontri memorabili. Al Palazzo dello Sport di Roma, è stato il primo impresario italiano a promuovere match di portata internazionale, portando il pugilato a un livello di spettacolarità inedito per il nostro Paese.
Nel tennis, invece, Tommasi è stato una figura iconica, non solo per la profondità delle sue analisi ma anche per la sua straordinaria partnership con Gianni Clerici. Insieme, i due formavano una coppia di commentatori unica, capace di mescolare precisione tecnica e ironia. Clerici lo aveva soprannominato “ComputeRino” per la sua straordinaria memoria e abilità nel citare statistiche e record. Tommasi, dal canto suo, ribattezzò il collega “Dottor Divago” per le sue digressioni narrative e filosofiche. La loro alchimia ha segnato un’epoca, portando i grandi tornei nelle case degli italiani con uno stile irripetibile.
Un pioniere dell’innovazione sportiva
Negli anni Ottanta, Rino Tommasi si è distinto anche per la sua capacità di innovare e ampliare i confini dello sport in Italia. Quando Silvio Berlusconi gli affidò la gestione della redazione sportiva di Canale 5, Tommasi colse l’opportunità per portare alla ribalta discipline allora poco conosciute nel nostro Paese. Grazie alla sua visione, il pubblico italiano scoprì il Super Bowl e il football americano, così come l’NBA degli anni d’oro, quella di Larry Bird e Magic Johnson.
Queste intuizioni hanno contribuito ad arricchire l’offerta sportiva in Italia, dimostrando che lo sport è un linguaggio universale, capace di abbattere barriere culturali e geografiche.
Un saluto carico di commozione
La scomparsa di Tommasi ha suscitato una profonda commozione nel mondo dello sport e del giornalismo. Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha voluto ricordarlo con parole che sottolineano la sua grandezza: “È stato un protagonista indiscusso del nostro mondo. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo. Siamo vicini alla famiglia in questo momento di grande dolore e di tristezza per il movimento sportivo italiano.”
Anche la Federazione Italiana Pugilato ha voluto omaggiare il maestro del racconto pugilistico: “Rino Tommasi ha saputo raccontare la nobile arte con una passione e una competenza ineguagliabili. Siamo certi che continuerà a ispirarci nei cuori di tutti gli amanti della grande boxe. Buon viaggio, Maestro.”
Un’eredità che continua a vivere
Con la scomparsa di Rino Tommasi, l’Italia perde non solo un grande cronista, ma un simbolo di ciò che il giornalismo sportivo dovrebbe essere: rigoroso, appassionato e capace di raccontare lo sport come una metafora della vita. La sua eredità non svanirà: vive nei ricordi di chi ha letto i suoi articoli, ascoltato le sue telecronache o semplicemente condiviso la sua passione per lo sport.
Per le nuove generazioni di giornalisti, Tommasi rappresenta un modello di professionalità e dedizione. Il suo modo di unire numeri e narrativa, di trasformare ogni evento sportivo in una storia coinvolgente, continuerà a ispirare chiunque voglia raccontare lo sport con cuore e mente.
Addio al maestro dello sport
Rino Tommasi lascia un vuoto immenso, ma il suo contributo al giornalismo sportivo resterà per sempre. Per chi lo ha seguito con ammirazione, Tommasi non era solo una voce o una penna, ma un compagno di viaggio nel meraviglioso mondo dello sport.
Addio, Maestro. La tua capacità di emozionare, informare e coinvolgere continuerà a vivere, illuminando il cammino di chiunque voglia raccontare il lato più autentico dello sport.
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